Linguaggio e realtà .3(a)

Avvertenza: si consiglia di leggere gli improvvisi sul linguaggio secondo l’ordine di pubblicazione per una migliore comprensione del percorso di pensiero.

27.2.2017 Linguaggio e realtà        http://tinyurl.com/isorciL1
22.3.2017 Linguaggio e realtà .2    http://tinyurl.com/isorciL2

In questa pretesa panoramica sul linguaggio, tratto distintivo dell’animale umano, assai spigolosa è la faccenda della realtà normativa. Ma il passaggio è essenziale. Subito dopo la realtà fattuale (oggetto della puntata precedente), arriva di prepotenza la realtà normativa. Perché se la mia esperienza quotidiana è la sintesi linguistica di una serie di fatti affastellati – sincronicamente combinati – e di consequenziali comportamenti, nondimeno questa sintesi è sempre guardata a vista da una inimmaginabile pluralità di norme stratificate nel tempo. Seppure non più codificate in leggi attuali, quelle norme conservano il fascino del loro valore cogente e vincolante, cui ci adeguiamo a distanza di secoli e millenni nell’illusione che quel comportamento sia la nostra natura. E non è tutto, anzi adesso arriva il bello, sotto forma di un gigantesco paradosso.
Se è vero che la realtà fattuale è quella linguisticamente raccontata e ricostruita, il distillato di questa continua ed inesauribile esperienza quotidiana sono i comportamenti che si sono rivelati i più appropriati, i più adatti, i più funzionali, alla salvaguardia di sé e del corpo sociale di riferimento; tra i tanti comportamenti che possiamo assumere nella quotidianità, in difetto di risposte biologiche predefinite agli infiniti accadimenti del mondo esterno, soltanto alcuni diventano la vera via d’uscita alle insormontabili difficoltà (individuali e collettive) cui siamo esposti. Solo questi comportamenti assumono, allora, la dignità di norma: regola a cui tutti gli altri devono uniformarsi per la sperimentata efficacia. L’originaria sintesi linguistica della realtà fattuale si trasforma, allora, in una sintesi linguistica di secondo grado che traduce e generalizza un’esperienza raccontata. La norma crea la forma, e – di conseguenza – la nostra natura. Una natura assolutamente variabile, beninteso.
Quella della realtà normativa è stato un passaggio cruciale delle comunità degli Homo sapiens tant’è che ben presto (inteso il ‘presto’ nella portata delle lunghe distanze temporali) si è creata la scienza che ne ha fatto oggetto di studio: il diritto.
Riassumendo: il linguaggio crea la storia (la narrazione) che traccia i comportamenti che diventano norme che a loro volta, ed ecco il paradosso, creano i comportamenti. La realtà fattuale diventa, perciò, la realtà normativa, il linguaggio dell’esperienza diventa il linguaggio istituzionale dei comportamenti: ed è proprio questo il passaggio che, selezionando i comportamenti, ha consentito la creazione di società stabili, uniformate, potenti. Nel contempo, dobbiamo prendere atto che dal linguaggio non si esce mai.
Viviamo dentro la ragnatela costruita appositamente per noi dal linguaggio e gli spazi vuoti sono anch’essi le nostre personali vie d’uscita per esistenze molto individuali, specifiche e, in fondo, irripetibili. C’è poco da illudersi sulla tanto reclamata libertà: la forma della nostra esistenza è modellata dalle norme, e prima ancora dal linguaggio, e la nostra libertà è quella che possiamo ritagliarci tra una sintesi linguistica e l’altra, e quando baldanzosi ci opponiamo ad un sistema, pensando di rivoluzionarlo, siamo sempre alla mercé del linguaggio che ci indirizzerà verso un sistema normativo alternativo in cui avremo le stesse possibili vie d’uscita e mai la vera agognata libertà.
Sia detto incidentalmente: gli uomini si ingannano troppo sovente a proposito della libertà. E come la libertà si annovera fra i sentimenti più sublimi, così anche l’illusione relativa è fra le più sublimi (F. Kafka, Una relazione accademica, in Il messaggio dell’imperatore, Adelphi, 2003, p. 155).
Certo, le esperienze mutano, si trasformano, e con esse le sintesi linguistiche e i comportamenti, e le norme che poi li impongono fino al nuovo giro di boa. E la nuova domanda è adesso questa: quali implicazioni porta l’affermazione che realtà fattuale e realtà normativa si sovrappongono? Alla prossima puntata.


Michele Mocciola

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